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Psycho-Pass: l’anime postcyberpunk di Gen Urobuchi

Makishima Shogo: “Per me questa città è come una parodia. Mi ricorda la metropoli di un romanzo che ho letto in passato.

Choe Gu-Sung: “Magari un romanzo di William Gibson, ad esempio?

Makishima Shogo: “Forse più un testo di Philip K. Dick. Non è così totalitaria come la società descritta da Orwell, ma neanche così selvaggia come quella di Gibson

Non sono un grande appassionato del fumetto e del cartone animato giapponese. Ai manga, ma soprattutto agli anime, ho sempre preferito e continuo a preferire le produzioni occidentali; tuttavia, quando la fantascienza, ma soprattutto il sottogenere cyberpunk, incontra l’arte giapponese possono nascere dei capolavori, o comunque delle storie che riescono ad attirare non poco la mia attenzione. Da un incontro del genere è nato l’anime “Psycho-Pass”.

Come osservato dal principale antagonista della serie nel dialogo trascritto sopra, il mondo di Psycho-Pass non è selvaggio e distopico, non ha nulla a che vedere con quello presentato in Neuromante, il cielo non appare come “il colore della televisione sintonizzata su un canale morto” e il bar all’angolo non ospita ogni genere di criminale, anzi. La Tokyo del futuro appare una città quasi perfetta: la disoccupazione è pressoché inesistente, l’utilizzo di organismi geneticamente modificati e l’automatizzazione della produzione hanno portato il Giappone ad una situazione di autosufficienza economica e sviluppo industriale senza precedenti, il governo e l’apparato giudiziario sono affidati ad un “sistema informatico” chiamato Sybil System, capace di individuare i delinquenti latenti e prevenire i crimini; ciò ha portato la società a livelli di sicurezza mai raggiunti prima in tutta la storia dell’umanità. Il sistema ha anche la capacità di assegnare ad ogni cittadino il lavoro che più gli si addice dopo un test psicologico atto a valutare le abilità della persona. Al fine di individuare ed arrestare i criminali che potrebbero destabilizzare l’equilibrio raggiunto dalla società giapponese, il dipartimento di pubblica sicurezza si è dotato di diverse sezioni anticrimine. Le sezioni anticrimine sono composte da due ispettori e da diversi esecutori che sono ai loro ordini. Gli esecutori sono persone che hanno un livello di criminalità troppo elevato per essere libere, ma essendo abili investigatori sono utilizzati come “cani da caccia” al servizio degli ispettori. Le sezioni anticrimine hanno come unica arma a loro disposizione i Dominator, pistole controllate dal Sybil System utilizzabili esclusivamente dagli agenti e dotate di un particolare scanner (lo Psycho-Pass) che individua i criminali ai quali non è permesso vivere in libertà.1032300-980x300

La società “utopica” di Psycho-Pass però non è neanche totalitaria come quella orwelliana. Oltre alla massiccia presenza di scanner nelle strade della città e alla possibilità molto limitata da parte delle persone di scegliere il proprio lavoro, ognuno vive con una certa libertà la propria vita privata. Se in 1984 di Orwell ogni tentativo di ribellarsi al sistema è destinato a fallire miseramente, ciò non è vero in Psycho-Pass. Forse è proprio questo che intende Shogo Makishima nella sua conversazione.
Se – quasi – ogni angolo della casa di Winston Smith è strettamente controllato, in Psycho-Pass coloro che non vogliono sia analizzato il proprio profilo psicologico possono essere relativamente al sicuro nella propria abitazione o nel proprio club/locale preferito.

Ma il Sybil System è davvero impeccabile e “giusto”?
Le persone ritenute pericolose per la società vengo detenute in istituti di riabilitazione dai quali pochi riescono ad uscire. La maggior parte muore suicida o viene giustiziata perché considerata irrecuperabile. Molto spesso, quando il sistema reputa una persona estremamente pericolosa, il Dominator può solo sparare proiettili letali. Inoltre appare chiaro fin da subito che le vittime dei crimini diventano a loro volta criminali a causa della violenza subita.
Esistono infatti dei movimenti di resistenza nei confronti del Sybil System che contestano il sistema per la sua disumanità e ingiustizia.

La protagonista dell’anime è Akane Tsunemori, una ragazza che avendo superato il test del Sybil System con un punteggio estremamente alto, ha a disposizione diverse opzioni lavorative, tra queste sceglie il posto di ispettore della pubblica sicurezza nella prima sezione anticrimine.
Insieme all’esecutore Shinya Kogami e i suoi colleghi affronterà una serie di vicende che la porteranno a scoprire la vera realtà del sistema, a metterlo in discussione ed a porsi interrogativi etici e morali sul tipo di organizzazione sociale adottato dal suo paese negli ultimi decenni. La sezione anticrimine troverà i maggiori ostacoli al proprio lavoro nel cinico, colto e astuto individualista Shogo Makishima e nel suo abile complice hacker Choe Gu-Sung, entrambe nemici e strenui oppositori del sistema.2014-07-15_003843

Sulla scia di altri anime (Ergo Proxy, ad esempio) all’interno di Psycho-Pass sono presenti numerose citazioni di intellettuali, filosofi e sociologi europei tra cui Pascal, Kierkegaard, Weber e Rousseau, menzionati soprattutto dal principale antagonista Makishima e da Kogami, suo principale rivale.
Interessante è il monologo del cyborg ultracentenario Toyohisa Senguji, personaggio secondario, che riassume in un’intervista la filosofia transumanista sia dal punto di vista pratico e materialista, facendo riferimento al suo corpo quasi del tutto artificiale, che dal punto di vista spirituale, citando Platone e l’avvicinamento a “Dio”.
I riferimenti alla cultura Cyberpunk sono diversi: oltre al dialogo tra Makishima e Choe Gu-Sung, nella seconda puntata si può notare quello che sembra essere un floppy disk con su scritto “Johnny Mnemonic”, personaggio dell’omonimo romanzo di William Gibson, inoltre è molto probabile l’ispirazione all’anime Ghost in the shell.

Nel complesso è un anime che ho apprezzato moltissimo. Le uniche pecche sono il soundtrack (una componente che reputo fondamentale negli anime e nei videogiochi) che ho trovato non molto adatto a questo genere, i personaggi troppo stereotipati e, anche se di minor conto, la consueta “esplosione “ delle vittime in seguito ai colpi d’arma da fuoco, un ingrediente splatter ereditato da Ghost in the shell e assolutamente privo di senso, soprattutto in un mondo dove maggiore è la violenza, maggiore è il livello di stress che assumono i testimoni degli omicidi divenendo così più vulnerabili all’aumento del livello di criminalità.

È stata prodotta una seconda stagione che verrà trasmessa in Giappone dall’Ottobre di quest’anno.

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