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Il modello delle civiltà di Samuel Huntington e l’attuale conflitto ucraino

Quello di Samuel Huntington è un nome che ogni studente di scienze politiche ha sentito o letto almeno una volta; Il politologo di Harvard, ormai deceduto, è solitamente citato in relazione al suo libro di maggior successo “Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale” (The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order) pubblicato nel 1996 e divenuto oggetto di molteplici lodi ma anche di forti critiche.

Il mondo post guerra fredda di Huntington è un mondo multipolare tutt’altro che proteso alla pace. L’esportazione della cultura occidentale avvenuta negli ultimi secoli attraverso il processo globalizzazione non ha prodotto un’unica civiltà universale culturalmente omogenea ma ha innescato una serie di “crisi d’identità” presso le principali civiltà del pianeta; queste ultime trovano nella propria cultura un appiglio capace di mettere da parte le divisioni interne, rinsaldare i rapporti e formare un’identità comune da opporre a quella dell'”estraneo”. Criticando l’universalismo occidentale, Huntington sottolinea che modernizzazione non è sinonimo di occidentalizzazione:
se oggi la modernizzazione ha preso piede in gran parte del mondo, diversamente accade per gli usi, i costumi e la cultura occidentale che spesso vengono respinti dalle altre civiltà.
Non è difficile trovare fondamentalisti islamici che utilizzano computer fabbricati da multinazionali americane per pianificare attentati contro l’occidente, oppure vedere jihadisti predicare l’uccisione degli infedeli europei guidando un’auto tedesca.

L’essenza della civiltà occidentale è la Magna Charta, non il BigMac. Il fatto che i non occidentali possano divorare il secondo non ha alcuna attinenza con la loro accettazione della prima“.

Secondo Huntington in futuro gli esseri umani si identificheranno principalmente in base alla civiltà di appartenenza e non all’ideologia, come avvenuto per gran parte del ventesimo secolo. Il politologo americano individua ben nove civiltà: occidentale, islamica, ortodossa, sinica, indù, buddista, giapponese, latinoamericana e (forse) africana. Ognuna di esse possiede delle proprie peculiarità culturali che solo in rari casi possono conciliarsi con quelle delle altre.sell-fig09_x008
Le probabilità di conflitto saranno maggiori tra la civiltà occidentale e islamica, mentre saranno minori tra quella latinoamericana e quella occidentale alla quale la prima deve la propria eredità religiosa, linguistica e istituzionale.
Huntington individua due livelli di conflitto tra civiltà: I conflitti di faglia e i conflitti tra stati guida. I primi sono scontri che si verificano a livello locale, i secondi invece si manifestano a livello globale tra gli stati guida delle civiltà.
Un esempio di conflitto di faglia è la guerra scoppiata nei balcani in seguito alla disgregazione della Jugoslavia nel 1991. Questo conflitto ha visto come protagonisti i croati, i serbi e e gli bosniaci che durante tutta la durata della guerra sono stati sostenuti sia moralmente che logisticamente e militarmente dalle rispettive civiltà di appartenenza.

In modo simile può essere letto l’attuale conflitto in Ucraina.
Nel 1996 Huntington aveva ritenuto molto alte le probabilità dello scoppio di una guerra civile in Ucraina a causa della differenza culturale esistente tra la parte occidentale e quella orientale del paese. Criticando la scuola realista delle relazioni internazionali, che nelle sue analisi spesso esclude i fattori culturali, scrive:

Un approccio basato sulle civiltà […] tende a rimarcare la profonda cesura culturale che divide l’Ucraina orientale ortodossa e l’Ucraina occidentale uniate […] Il modello fondato sulle civiltà sottolinea la possibilità che l’Ucraina si spacchi in due, una divisione che la presenza di fattori culturali farebbe immaginare più violenta di quella cecoslovacca“.

Nel libro, Huntington pone nella parte centrale dell’Ucraina la linea di faglia che separa la civiltà occidentale da quella ortodossa. La parte occidentale dell’Ucraina è stata in passato sotto il dominio polacco, lituano e astroungarico. Alla fine del sedicesimo secolo i polacchi intrapresero in quei territori un processo di cattolicizzazione alla quale la Chiesa Ortodossa rispose stabilendo a Kiev l’accademia Mogiliana (scuola ortodossa di filosofia, teologia e altre arti) per espandere la propria influenza.
Oggi la maggior parte della popolazione dell’Ucraina occidentale aderisce alla Chiesa Uniate che, pur essendo ortodossa, riconosce l’autorità del Papa e parla principalmente ucraino; i cittadini della parte orientale invece si affidano all’istituzione religiosa ortodossa, sono in buona parte russofoni e geograficamente più vicini alla Russia che all’Europa.
La divisione del paese è riscontrabile anche nei risultati elettorali.
Nelle elezioni parlamentari del 1994 il candidato nazionalista Leonid Kravciuk trionfò nelle regioni occidentali ottenendo anche il 94% delle preferenze, ma subì pesanti sconfitte nelle tredici regioni più orientali, dove era uscito vincitore il candidato Leonid Kuchma la cui lingua madre era il russo.
Nelle ultime elezioni del 2012 il “Partito delle Regioni” del filorusso Janukovych ha vinto nelle regioni orientali e perso in quelle occidentali, dove hanno trionfato il partito della liberale europeista Tymoshenko e il partito nazionalista pro NATO Svoboda che ha raggiunto il 38% in Galizia orientale.

Ieclash-of-civilizationsri il presidente russo Vladimir Putin ha pronunciato parole abbastanza dure nei confronti dell’occidente e in queste ore la NATO si sta preparando per dispiegare contingenti militari sui territori degli stati membri dell’Europa orientale affinché possano far fronte ad un’invasione russa dei paesi baltici. La possibilità che questo conflitto di faglia si trasformi in un conflitto tra stati guida su scala globale non è poi così remota.
Lo scenario delineato da Huntington ne “Lo scontro delle civiltà” è abbastanza pessimista, ma è plausibile. Aldilà del determinismo culturale che caratterizza alcuni punti del suo pensiero e da cui mi distanzio, diviene sempre più chiaro che la cultura è uno dei fattori determinanti per molti conflitti, non solo per quello Ucraino. Il conflitto israelo-palestinese e l’avanzata dello stato islamico dell’Iraq e della Siria (ISIS) in medio oriente hanno alle loro spalle motivazioni principalmente culturali; probabilmente il modello delle civiltà assumerà un ruolo sempre più centrale in futuro, anche se non sostituirà completamente gli altri tipi di identità, come quella ideologica, che sono caratteristici dell’essere umano.

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