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Lux Leaks: come il capitalismo lussemburghese ha pugnalato alle spalle i cittadini dell’Unione Europea

Si era già consapevoli dello status di paradiso fiscale del Granducato di Lussemburgo, quel lembo di terra situato nell’Europa centro-settentrionale e ospitante poco più di mezzo milione di persone, ma solo da pochi giorni abbiamo a nostra disposizione le prove materiali di sporchi ma purtroppo legali giochi finanziari che hanno come protagonisti autorità politiche e numerosissime multinazionali le quali da anni operano nel silenzio, danneggiando indirettamente milioni di persone. Richard Brooks, ex ispettore fiscale del Regno Unito e autore del libro “The great tax robbery“, ha detto che questa è la prima volta che si riesce ad accedere così in fondo al funzionamento dei meccanismi del Lussemburgo come paradiso fiscale.

A chi dobbiamo il leaking di queste informazioni? All’International Consortium of Investigative Journalists, con il quale in futuro non mi dispiacerebbe – per niente – collaborare. Nella descrizione della sua pagina ufficiale su Facebook , l’ICIJ scrive che “combatte la corruzione attraverso il miglior giornalismo investigativo (watchdog) transfrontaliero”; sebbene la corruzione non sia l’elemento centrale di questa inchiesta, Lux Leaks è innegabilmente un ottimo esempio di collaborazione internazionale tra giornalisti. Le indagini sono cominciate all’inizio di giugno, quando 40 giornalisti si sono incontrati a Bruxelles per stilare un piano d’azione. In seguito è stato creato un forum online chiamato Enterprise, utilizzato dai membri dell’ICIJ per coordinarsi e collaborare nell’analisi dei dati raccolti. Col passare dei mesi si sono uniti altri giornalisti, e il team è arrivato a contare 80 unità alla fine di ottobre. I “watchdogs” provengono da 26 paesi diversi e hanno analizzato, con l’aiuto di esperti di finanza, circa 28mila pagine di documenti.Icij

I file hanno rivelato che negli ultimi decenni le autorità del Granducato hanno offerto accordi vantaggiosi, strettamente riservati, a più di 340 multinazionali, permettendo a queste ultime di ridurre significativamente la quantità di tasse dovute agli stati in cui operano. Ufficialmente il Lussemburgo ha una percentuale di tassazione del 29%, ma i documenti hanno dimostrato che ad alcune aziende è stato concesso di pagare meno dell’1% di tasse sui profitti depositati nel suo territorio. Solo nel 2012 la compagnia della moda Coach Inc. di New York ha pagato 250mila euro di tasse su 36 milioni di euro depositati nel piccolo stato, quindi meno dell’1%; più in generale, nello stesso anno, la totalità delle compagnie americane ha erogato alle casse lussemburghesi 1,04 miliardi di euro su un totale di 95 miliardi di profitto, superando di poco l’1%.
Tra le multinazionali coinvolte più conosciute troviamo Apple, Amazon, Coca-Cola, IKEA, Caterpillar, FedEx, Verizon e Pepsi; la maggior parte è statunitense e inglese, ma ci sono anche aziende italiane come D&G e FIAT, attualmente sotto indagine da parte dell’UE. Anche la famiglia più ricca del Belgio, la dinastia miliardaria de Spoelberch, vicina alla famiglia reale, ha beneficiato dei servizi di riduzione delle tasse risparmiando milioni di euro.
Ad operare tra le autorità lussemburghesi e le multinazionali è stata scoperta la compagnia di revisione di bilancio PricewaterhouseCooper, i cui consulenti giocano un ruolo fondamentale, aiutando centinaia di imprese a creare strategie finanziarie per aggirare il fisco.

Ovviamente dietro la concessione di questi vantaggi finanziari ci sono persone con nome e cognome, e molti di questi sono noti . In questi giorni gli occhi dei media e dei leader europei sono tutti puntati su Jean-Claude Juncker, il nuovo presidente della Commissione Europea eletto il 25 maggio e membro del Partito Popolare Europeo, gruppo democristiano di centro destra in maggioranza nel Parlamento. Il neo presidente è stato primo ministro del Granducato per 19 anni, questo lo rende uno dei principali colpevoli della frode legale ai danni dei cittadini europei.
A mio avviso questa formidabile inchiesta dimostra principalmente due cose:

A livello europeo, Juncker, e il suo paese con lui, ha tradito gli altri stati membri. Il Lussemburgo è uno dei paesi fondatori dell’UE, questo rende il colpo ancora più difficile da digerire per gli europeisti come il sottoscritto. Il principio di solidarietà è stato violato e profondamente umiliato in nome dei profitti e uno degli artefici è stato l’attuale presidente della Commissione europea, una delle cariche più importanti. È come se l’Unione si fosse autoinflitta un durissimo colpo. Juncker dovrebbe assolutamente dimettersi, ma sarei più soddisfatto se il Parlamento Europeo attuasse una mozione di censura, dimostrandosi così un’istituzione sana e vicina ai cittadini. Il presidente del gruppo dei Socialisti e dei Democratici Gianni Pittella ha minacciato di sfiduciare il presidente se non chiarirà subito la sua posizione, ma rimango perplesso di fronte alla richiesta di chiarimenti: è stato lo stesso Juncker a ribadire che i governi lussemburghesi hanno agito nella legalità, questo vuol dire che egli da priorità alle entrate del proprio paese, cosa inammissibile per una carica come la sua che, essendo sovranazionale, dovrebbe perseguire gli interessi dell’Unione nel suo insieme e non privilegiare un singolo stato membro. La nuova commissione è in carica da pochissimi giorni, sostituire i membri non sarebbe per niente traumatico.
Come ha illustrato Bernard Guetta su Internazionale, l’Unione Europea ha una moneta unica, condivisa dai paesi dell’Eurozona, ma non un sistema fiscale comune. Qualcuno, magari sostenitore di Giannino, potrebbe obiettare che una tassazione così bassa come quella del Lussemburgo attiri imprese straniere che investono e offrono servizi in Europa e che un suo aumento determinerebbe la loro fuga. Non sono per niente d’accordo: se i 28 stati membri adottassero tutti la stessa percentuale di tassazione (per esempio il 25%), queste mega-corporazioni sarebbero costrette a depositare parte del loro fatturato in Europa riempiendo le casse di tutti gli stati e non solo quelle del piccolo Granducato. Fuggire e interrompere le loro attività non gli converrebbe: non possono rinunciare alle centinaia di milioni di clienti che vivono nel vecchio continente e un aumento dei prezzi potrebbe deporre a loro sfavore. Certo, esistono altre decine di paradisi fiscali oltre al Lussemburgo, ma almeno non ne avremmo uno nella nostra comunità. La risposta è un’Europa più unita, ne abbiamo bisogno ora più che mai.

A livello sistemico, Lux Leaks è l’ennesima dimostrazione che il sistema capitalistico è tutt’altro che perfetto. L’esistenza di paradisi fiscali è solo uno dei sintomi di un sistema sempre più malato, soprattutto nella sua versione neoliberista, e prova una volta per tutte che le imprese sono sempre alla ricerca di appigli che possano favorirle, trovandoli quasi sempre nelle istituzioni statali. La concorrenza perfetta così diviene un miraggio e un ossimoro e le richieste di regolamentazione cadono inascoltate. Mentre gran parte dei leader europei annunciano tagli allo stato sociale, alle spese per l’istruzione e ai sistemi sanitari, riducendo così il livello di benessere generale, i CEO di grandi multinazionali stringono accordi segreti, sottraendo centinaia di miliardi di euro a centinaia di milioni di persone. È vero, Jeff Bezos ha è un genio e grazie alla sua idea è riuscito a creare un’azienda come Amazon che può far arrivare a casa il nostro libro preferito in poche ore, ciò non lo esime dal pagare una giusta quantità di tasse alla collettività, come fanno lavoratori in ogni angolo del mondo; persone che magari non creano posti di lavoro, non investono, non hanno avuto idee geniali, ma sono il fondamento della società e contribuiscono al suo progresso materiale. Il concetto di classe è anacronistico, questo credevo fino a poco tempo fa, ma forse dovremo cominciare a riutilizzarlo: esiste una piccola percentuale di popolazione che possiede enormi ricchezze, ma non le merita. Secondo alcune persone “tassare è solo un altro modo di derubare”, se fossi in loro analizzerei meglio la situazione, qui il ladro è qualcun altro.
Cattura

Nel frattempo personaggi dalla dubbia integrità mentale (vedi immagine) elogiano il presidente Juncker, fino ad innalzarlo ad “eroe dei nostri tempi”, non rendendosi conto che quelle 340 multinazionali hanno danneggiato anche la sua persona. È un commento che non mi aspetterei da un liberista sano di mente, visto che anche le piccole e medie imprese che si trovano in difficoltà nel pagamento delle tasse sono state prese in giro da una subdola concorrenza sleale paradossalmente legale. Queste persone sono i nemici dell’Unione Europea, persone che vogliono distruggere lo stato di diritto e il welfare, privatizzare qualsiasi azienda pubblica e creare un’utopia capitalista dove le corporazioni sono libere di agire come credono, senza regole. L’unico beneficio? Le tasse sarebbero basse, ma solo per le grandi imprese.
Se stiamo tornando ai livelli di disuguaglianza sociale presenti nella prima metà del diciannovesimo secolo, forse la colpa è di qualcuno. E no, non è del popolo Rom, dei redditi di cittadinanza o dei sindacati.
Ogni volta che ci verrà annunciata la mancanza di risorse per finanziare la nostra università o il servizio sanitario nazionale non ci resterà che ridere, ridere come pazzi e ricordare Lux Leaks e i suoi protagonisti.

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