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E se l’Islam fosse incompatibile con i valori laici del vecchio continente?

Sabato 10 gennaio la comunità islamica di Milano ha manifestato per condannare pubblicamente l’atto terroristico che ha causato la morte di alcuni redattori del settimanale satirico Charlie Hebdo. Un giornalista de Il Fatto Quotidiano si è recato in loco ed ha intervistato alcuni musulmani chiedendogli se la religione potesse essere oggetto di derisione; i quattro interpellati hanno dato risposta negativa, affermando che dovrebbero essere posti dei limiti alla satira affinché questa non si prenda gioco della religione. Un ragazzo ha auspicato una maggior coscienza reislam-prayerligiosa tra i giovani italiani, poi ha affermato, con un fare apparentemente cospirazionista, che quanto successo non avesse nulla a che fare con la religione.
Il 17 gennaio un altro reporter si è recato nei pressi della Moschea di Roma per raccogliere i pareri dei musulmani riguardo alla copertina del nuovo numero di Charlie Hebdo raffigurante Maometto in prima pagina, e anche gli intervistati dell’Urbe si sono schierati contro la satira religiosa. “Non hanno capito nulla“, ha detto un uomo, “continuano a provocare, offendono il Profeta, la nostra religione, il governo francese dovrebbe fermare la pubblicazione”. Nonostante rispondere con la censura significherebbe ovviamente arrendersi alla violenza e rinunciare a valori che sono parte della nostra civiltà, molti preferiscono individuare il problema nei vignettisti e non negli attentatori: “I terroristi hanno sbagliato, ma…“. Un ulteriore passo verso la colpevolizzazione delle vittime è stato fatto in una dichiarazione dell’amatissimo Papa Francesco, secondo cui sarebbe assolutamente “normale” reagire con un pugno se la propria madre dovesse essere oggetto di offese. Non dobbiamo stupirci, infatti, se questa frase è stata utilizzata da alcuni musulmani per difendere l’operato degli attentatori. Tale dichiarazione ha suscitato perlopiù ilarità tra l’opinione pubblica, ma solo pochi hanno compreso, o hanno voluto comprendere, il messaggio contenuto al suo interno, un messaggio che colpevolizza la vittima (Charlie Hebdo), anzichè il carnefice (I fratelli Kouachi) e che si traduce in una piccola dichiarazione di guerra al mondo laico e alla libertà di espressione.25782FF900000578-2944946-A_young_boy_was_among_those_carrying_placards_saying_Insult_My_M-a-25_1423433941837 La vittima è diventa artefice della propria sventura: una ragazza indossa abiti succinti? Sarà colpa sua se un giorno o l’altro dovesse essere violentata. Charlie Hebdo ha preso in giro Maometto? È colpa sua se metà della redazione è stata massacrata. Insomma, i vignettisti se la sono cercata.

Sono state moltissime le voci di condanna che si sono levate dal mondo islamico nei confronti del terrorismo, nello stesso tempo, però, voci più baldanzose hanno attaccato anche la satira elevandola a complice delle violenze. Nel mondo migliaia di credenti si sono riversati nelle strade per opporsi con fermezza alla libertà di espressione, il malefico strumento “terrorista” dell’Occidente, e per dimostrare la propria vicinanza alle vere “vittime”: i fratelli Kouachi. In Niger sono state bruciate delle chiese, in Cecenia ha avuto luogo la manifestazione più consistente, con circa 800mila partecipanti, mentre in Pakistan alcune persone hanno dato alle fiamme la bandiera francese. A Copenhagen due attentati, messi in atto da cittadini danesi di religione musulmana, hanno causato due vittime, una delle quali uccisa durante il convegno intitolato “Arte, blasfemia e libertà di parola“, ideato in seguito all’attentato di Parigi.
Ma il “problema” che vorrei portare alla luce non riguarda solo il terrorismo. È evidente che 1,6 miliardi di persone (il numero approssimativo di musulmani nel mondo) non possono essere chiamate “terroriste” per gli atti perpetrati da una piccola minoranza, tuttavia, seguendo un approccio olistico, sostengo che quella islamica può essere considerata la religione meno conciliabile con l’ordine sociale attualmente esistente in Europa, soprattutto nei paesi settentrionali e occidentali del continente.Scontri Pakistan

Prima di quest’anno l’islam aveva già inferto altri colpi alla libertà di espressione in Europa; nel 2007 l’artista svedese Lars Vilks pubblicò una vignetta raffigurante Maometto sotto forma di cane, questo suscitò una grandissima ondata di sdegno presso la comunità islamica svedese, sdegno che si ripercuote ancora oggi sotto molteplici forme, violente e non. Vilks ricevette numerose minacce di morte e la polizia fu costretta a metterlo sotto protezione. Centinaia di musulmani protestarono di fronte alla sede del giornale che aveva pubblicato la vignetta, e i redattori furono anch’essi messi sotto scorta. Nel 2010, l’artista fu nuovamente minacciato e attaccato verbalmente da alcuni musulmani, questa volta per avere mostrato immagini pornografiche durante una conferenza tenuta all’Università di Uppsala; nel frattempo dall’altra parte del mondo, in Malaysia, un gruppo di credenti furiosi bruciava la bandiera svedese. Vilks era presente al convegno tenutosi a Copenhagen il 14 febbraio e si pensa che fosse egli il vero bersaglio degli attentatori.SignFreedomExpressionGoToHell
Libertà di espressione e fede sono andate raramente d’accordo, ma se in Europa l’anima cristiana e quella laica hanno trovato un certo equilibrio, questo è stato messo in discussione dall’Islam.

Il mondo cristiano, seppure con le sue notevoli differenze interne, ha vissuto, e sta ancora vivendo, un lento processo di separazione tra Stato e Chiesa; la Riforma Protestante ha messo in discussione dogmi e pratiche della dottrina Cattolica, che si è a sua volta evoluta, modernizzata, ed ha in qualche modo abbracciato, seppur timidamente, il progresso civile. La Rivoluzione Francese ha dato un’importante spinta alla secolarizzazione del continente, e oggi alcuni paesi, piuttosto che altri, possono dirsi laici; i cittadini francesi non protestano contro la libertà di espressione se Charlie Hebdo pubblica una vignetta raffigurante Padre e Figlio nel mezzo di un amplesso. Storicamente nel mondo islamico la sfera politica, civile e quella religiosa sono state saldamente intrecciate e si sono spesso sovrapposte, si pensi all’Ayatollah Ali Khamenei, nello stesso tempo principale figura politica e leader spirituale dell’Iran. La religione è legge, lo stato è religione, ciò non ha permesso alla società civile di emanciparsi dall’ortodossia religiosa.
Questo non vuol dire, però, che l’Occidente cristiano sia diventato blasfemo e miscredente o che la dimensione religiosa abbia perso la sua importanza. In molti paesi di fede cristiana esistono ancora leggi che puniscono la blasfemia, e in alcuni il sacrilegio può essere punito con l’arresto. Tuttavia, solo in paesi di fede musulmana il mancato rispetto dei dettami religiosi può tradursi in una condanna a morte. Diversi stati in Europa hanno legalizzato il matrimonio tra omosessuali, alcuni hanno legalizzato l’eutanasia e il suicidio assistito, l’aborto è consentito quasi ovunque, mentre è ormai generalmente accettato in tutta Europa avere relazioni sessuali all’infuori del vincolo matrimoniale. Si tratta di libertà individuali che non avrebbero alcuna possibilità di essere legalizzate in una società in cui vige la Sharia, soprattutto nelle sue interpretazioni più conservatrici, come quella wahabita. Alcuni studi condotti tra cittadini musulmani dell’Europa occidentale mostrano dati piuttosto scoraggianti, ma non sorprendenti: secondo un sondaggio della compagnia Gallup, su cinquecento cittadini inglesi di fede musulmana nessuno considera gli atti omosessuali come moralmente accettabili, mentre le relazioni sessuali all’infuori dei vincoli del matrimonio sono considerate legittime solo dal 3% degli intervistati. I dati variano sensibilmente per quanto riguarda la Francia, dove le relazioni sessuali tra persone non sposate sono accettate dal 48% degli interpellati di fede musulmana, mentre in Germania dal 27%.screen-shot-2013-12-09-at-6-26-45-pm I dati mostrano che i musulmani francesi sono più “liberali” di quelli inglesi e tedeschi, forse grazie a politiche di integrazione più efficienti, ma la maggioranza è ancora profondamente conservatrice.
Un altro studio condotto dal Centro di Scienze Sociali di Berlino (WZB) dal 2008 al 2013, ha constatato che il 65% degli abitanti turchi e marocchini di sei paesi dell’Unione Europea (Austria, Belgio, Germania, Francia, Olanda e Svezia) ritiene più importanti i precetti religiosi islamici rispetto alle leggi democratiche del paese in cui vive, il 60% non vorrebbe amici omosessuali e il 45% non si fiderebbe di un ebreo. Le ultime due domande sono state poste anche alla popolazione non musulmana, le cui percentuali sono rispettivamente il 10% e l’8%.

I musulmani europei sono circa 46 milioni, ovvero il 6% della popolazione, e l’Islam è attualmente la religione con il tasso di crescita più elevato, soprattutto nelle regioni occidentali e settentrionali del continente. Il think thank americano PewResearchCenter ha previsto che entro il 2030 i musulmani comporranno l’8% della popolazione totale e che la percentuale della popolazione islamica sarà destinata a crescere in modo decrescente nel corso degli anni, sia a causa del tasso di fertilità in calo, sia di una riduzione dell’immigrazione verso l’Europa. Tuttavia, lo studio è stato condotto poco prima dell’avvento delle cosiddette Primavere Arabe, quando i loro effetti sui flussi migratori non erano ancora prevedibili; negli ultimi anni questi flussi sembrano essere notevolmente incrementati. Dall’altro lato, il tasso di crescita della popolazione europea non musulmana è già negativo e continuerà ad esserlo almeno fino al 2030.

Muslim_pop_EuroLungi da me dal parlare di “islamizzazione” dell’occidente e di “invasione” come sono soliti fare i leader dell’estrema destra europea, va considerato che l’incremento di cittadini musulmani, soprattutto nei paesi dell’europa occidentale e settentrionale, potrebbe ulteriormente minacciare i principi liberali lì costituiti, radicati ma nello stesso tempo molto fragili. In “Sottomissione“, libro dello scrittore francese Michel Houllebecq, la Francia del 2022 assiste alla vittoria elettorale del partito “Fratellanza Musulmana” e alla scalata al potere del suo leader Mohammed Ben Abbas che sostituisce il corpus giuridico dello stato con quello della Sharia. Lo scenario delineato è irrealistico e altamente improbabile, forse volutamente provocatorio, tuttavia sappiamo che la popolazione musulmana è in crescita, e in un lontano futuro questa potrebbe assumere un peso politico abbastanza rilevante da poter influenzare le politiche nazionali e quelle europee attraverso i comuni mezzi democratici, mettendo in discussione una serie di diritti che attualmente diamo per scontati. Una tacita alleanza religiosa tra fervidi credenti di diverse fedi potrebbe rallentare la conquista di libertà individuali, che finirebbe inevitabilmente per danneggiare la parte laica della società. Il tempo verbale condizionale, utilizzato anche nel titolo, non è stato scelto casualmente:

1) Il numero di musulmani potrebbe non divenire tanto rilevante da costituire un pericolo per il mondo laico.
2) L’Islam potrebbe assistere ad un periodo riformista simile a quello esperito dall’occidente (anche se alcuni nutrono forti dubbi)
3) Efficienti politiche di integrazione e di educazione al vivere civile, al rispetto della libertà altrui e ai principi laici, potrebbero dipanare le differenze esistenti tra l’Europa liberale e laica e la comunità islamica, generalmente più conservatrice.

L’esistenza incontrastata di banlieu, ghetti e comunità musulmane isolate dal resto della società civile e abbandonate dalle istituzioni, non faranno altro che alimentare questa forbice che porterà inevitabilmente al fallimento del multiculturalismo. Se poco più di un quarto dei musulmani britannici ha simpatizzato per i fratelli Kouachi, forse non stiamo andando nella giusta direzione. L’Islam è compatibile con i valori occidentali? Nì. La religione è interpretazione; analizzando l’Islam nel suo insieme appare chiaro che vi siano enormi differenze tra la civiltà occidentale e quella islamica. Tuttavia, l’approccio olistico ha i suoi limiti e mette in ombra i successi dell’integrazione che ha visto protagonisti molti individui, ma, almeno per ora, non l’intera comunità.

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