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Transmetropolitan: una guida al presente e al futuro tra giornalismo, droga e politica.

Pubblicata tra il 1997 e il 2002, Transmetropolitan è una serie di fantascienza cyberpunk a fumetti scritta da Warren Ellis e disegnata da Darick Robertson. Il protagonista è il celebre giornalista Spider Jerusalem, che insieme alle sue “immondi” assistenti Channon Yarrow e Yelena Rossini combatterà una guerra all’ultimo sangue contro il neoeletto presidente degli Stati Uniti Callahan. Il suo obiettivo è far emergere a galla la Verità sui crimini commessi da quest’ultimo durante la campagna elettorale e il suo mandato.

Trama

Spider è ritornato in città, e deve dare il meglio di sé per scrivere il suo primo articolo dopo cinque anni di “riposo” in montagna:

Portami vasopressina, caffeina purificata, adrenashock, ginkgo biloba, guaranà e tutti gli stimolatori intellettivi introdotti negli ultimi cinque anni
(ne avrebbe bisogno anche il sottoscritto in questo momento, dopo cinque mesi di pausa dall’ultimo articolo).

Spider si è rivolto ad un anonimo ragazzino di strada malaticcio e con ogni probabilità dipendente da droghe ben peggiori di quelle che lui sta cercando; un’immagine eloquente nelle prime pagine del fumetto, che lancia già qualche indizio ai lettori sulla personalità di Jerusalem e sul tipo di società in cui vive: un giornalista anarchico e blasfemo è alla ricerca della Verità in una spietata distopia metropolitana caratterizzata dalla simbiosi tipicamente cyberpunk tra alta tecnologia e degrado sociale.

Il tempo e lo spazio non hanno molta importanza in Transmetropolitan: sappiamo che la storia ha luogo nella Città – un’imprecisata megalopoli degli Stati Uniti – in un futuro piuttosto remoto. L’umanità ha colonizzato Marte ed è entrata in contatto con altre forme di vita intelligenti. Mercurio è stato in qualche modo “acceso” e circondato da numerosi pannelli solari che raccolgono abbondanti quantità di energia pulita per la Terra, mentre gli esseri umani possono smaterializzarsi e caricare la propria coscienza in nubi composte da minuscole macchine, oppure trasformarsi in ibridi uomini-animali.

Le persone che nei secoli precedenti hanno scelto di affidarsi alla tecnologia criogenica possono essere rianimate, ma sono lasciate a confrontarsi da sole con gli eccessi, la depravazione, l’egoismo e le tecnologie stravaganti del nuovo mondo; il violento impatto psicologico le segna al punto tale da trasformarle in branchi di vagabondi in stato semicatatonico che vanno a popolare le già sovraffollate strade della Città. I beni di consumo più elementari sono forniti dai “creatori”, dispositivi domestici (molto probabilmente ispirati ai replicatori di Star Trek) capaci di creare nuovi oggetti rimescolando gli atomi della spazzatura cittadina.

La pervasività e l’onnipotenza del capitalismo sono rappresentate da nuove strategie di vendita e manipolazione ai limiti dell’assurdo, come le “publibomba”, improvvise bombe di luce emanate dallo schermo del televisore che caricano il cervello con pubblicità che verranno sognate durante la notte, oppure l’infopolline, una sottilissima “polvere” che sovraccarica di notizie i cervelli delle persone.

Al verde dopo aver sperperato tutto il denaro rimasto in “droghe, cibo e TV via cavo” e incalzato dal puttaniere (il suo editore) a cui deve la stesura di due libri, Spider è spinto a trasferirsi nuovamente nella sua Città. Le elezioni presidenziali sono imminenti, e solo stabilirsi e inoltrarsi nella fitta giungla metropolitana gli permette di esprimere al pieno le proprie potenzialità di giornalista, oltre all’assunzione di qualche pillola ovviamente. Il suo vecchio amico Mitchell Royce, ormai direttore del prestigioso giornale The Word, gli affida una rubrica, garantendogli un’assicurazione giornalistica e un appartamento.

Le sue inchieste lo rendono nuovamente celebre presso il pubblico, con il quale Spider intrattiene un rapporto d’amore e odio (forse più odio), perché in parte artefice delle proprie sofferenze con il supporto dato a politici egoisti, meschini e ipocriti; è proprio a questa élite politica che Spider si opporrà con più ardore, con lo scopo ultimo di illuminare i cittadini con la luce della Verità: il primo a cadere vittima sarà il presidente uscente soprannominato La Bestia, ma Spider avrà più difficoltà ad esporre pubblicamente i crimini del neoeletto Gary Callahan (Il Sorridente).

In seguito alla stretta autoritaria  del nuovo presidente verrà ostacolato dalla corrotta e brutale forza di polizia della Città, già sua acerrima nemica, e dai continui tentativi di censura da parte del governo, che costringeranno lui e le sue immonde assistenti ad affidarsi a canali illegali e metodi tutt’altro che ortodossi per ottenere ciò che vogliono. La storia principale e quelle minori si alternano a monologhi interiori o articoli di Spider, dove il giornalista esterna le sue riflessioni sulla variegata fauna umana della Città, scaldato delle luci al neon durante le sue passeggiate metropolitane.

Considerazioni

I disegni di Darick Robertson non potrebbero esprimere in modo migliore l’anima cyberpunk, che in un fumetto così come in una produzione cinematografica si regge inevitabilmente sulla fondamentale componente estetica. Lo scorrere del fiume umano per le strade della Città ricorda le affollate arterie di Los Angeles in Blade Runner, e Robertson è attento ad arricchire ogni anonimo personaggio con strani innesti artificiali, capigliature fantasiose o altri elementi decorativi, così come le stesse strade disseminate di sigarette, preservativi, siringhe e stronzi umani e non umani.

Con le innumerevoli sette, culture, religioni e organizzazioni presenti in Città nate da un giorno all’altro, sociologi e antropologi avrebbero materiale di studio per secoli.
Venendo alla droga, questa permea tutta la storia: in Transmetropolitan non si fanno solo Spider, le donne incinte, i bambini o gli animali, ma anche i Creatori (sì, anche le I.A si drogano); questa è solo una delle strane caratteristiche del mondo caotico e degenerato creato da Ellis,  dove è ormai uso comune mangiare qualsiasi parte di ogni essere vivente, compresi gli esseri umani clonati: basta andare dal tailandese dietro l’angolo. (Spider ama particolarmente gli occhi di caribù).

Per mezzo di Spider Jerusalem, Warren Ellis effettua una critica feroce alle religioni e al concetto stesso di religione, alla corruzione politica e al sistema capitalista. Il giornalista combatte costantemente queste forze mostrando il proprio temperamento anarcoindividualista ma anche adottando una morale che lo porta a battersi per le persone alla base della piramide sociale. Oltre a rimarcare la negatività di tali diseguaglianze, il fumetto ci ricorda anche l’importanza della libertà d’espressione e di una stampa libera, senza le quali i cittadini verrebbero privati di diritti e poteri fondamentali.

Per quanto riguarda l’aspetto politico, alcuni hanno dato valore profetico a Transmetropolitan, e non hanno torto. Non è difficile notare inquietanti similitudini tra le campagne per le elezioni presidenziali del fumetto e quelle in corso attualmente negli USA; in particolare il candidato Heller, neonazista e suprematista bianco i cui slogan e supporter riportano alla mente quelli del candidato repubblicano Donald Trump, mentre il viso del suo rivale, Gary Callahan (Il Sorridente), ricorda l’inquietante sorriso della sfidante Hillary Clinton, data per favorita proprio come lui.

Transmetropolitan è senza dubbio il mio fumetto preferito: una critica irriverente, cinica e blasfema al sistema attuale ambientata in un futuro cyberpunk ed espressa attraverso le peripezie di un giornalista investigativo imprevedibile e sfrontato. Cosa c’è di meglio?

Di seguito, alcuni estratti del fumetto che ho apprezzato particolarmente:

Questa città non si è mai concessa decadenza o degrado. Continua a crescere, smisurata, intensa, in un casino di frastuono e luce e fetore. Trae forza da migliaia di culture e dalle altre mille che spuntano fuori ogni giorno. Non è perfetta. Ti mente e ti frega. E non è un’utopia e non è la montagna neanche se ti spari…ma è viva. Non si discute.

La gente continua a dirmi: stai facendo un buon lavoro, Spider, stai davvero cambiando le cose, Spider. E sono tutte cazzate. Non sto cambiando un cazzo di niente. Sono uno scrittore. Un giornalista. Non posso cambiare una sega. Quello che faccio è darvi gli strumenti per capire il mondo, in modo che possiate cambiare le cose. E sono incastrato qua. Spero solo che voi lo facciate.

Ora come ora, in Città nasce una nuova religione ogni 35 minuti. Eppure, stranamente, i lanciafiamme sono ancora illegali. Non c’è equilibrio, in questo posto.

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